| Urbino, 23.09.2025
A quattro mesi esatti dalla sua inaugurazione sono già 68mila le persone che hanno visitato la mostra monografica Simone Cantarini (1612-1648). Un giovane maestro tra Pesaro, Bologna e Roma, allestita negli spazi della Galleria Nazionale delle Marche, a Urbino, che resterà aperta fino domenica 12 ottobre 2025.
Un successo di pubblico, che si aggiunge a quello straordinario della mostra dedicata a Federico Barocci nel 2024 e che dà ragione alla volontà del Direttore del museo urbinate, Luigi Gallo, di proseguire nell’opera di riscoperta dei protagonisti della pittura Marchigiana del Seicento.
Curata dallo stesso Gallo, da Anna Maria Ambrosini Massari (Docente di Storia dell’arte moderna all’Università di Urbino) e da Yuri Primarosa (Storico dell’arte), e organizzata in collaborazione con le Gallerie Nazionali Barberini Corsini di Roma, l’esposizione dedicata a Simone Cantarini testimonia l’estro pienamente moderno del giovane pittore attraverso una selezione di 56 dipinti.
Prima del suo genere a Urbino, città che il giovane Cantarini frequentò, dallo scorso maggio la mostra è anche l’occasione per celebrare l’ingresso, nelle collezioni di Palazzo Ducale, delle opere del Pesarese che, dopo il deposito della collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro e delle due grandi pale arrivate dalla Pinacoteca di Brera con il progetto 100 opere tornano a casa, si arricchisce di un ulteriore nucleo di opere, grazie all’accordo di comodato sottoscritto con Intesa Sanpaolo, comprendente anche cinque dipinti di Cantarini.
Tra l’altro, mancano ancora tre settimane alla chiusura della mostra, per cui il dato dell’affluenza dei visitatori a Palazzo Ducale è destinato a un notevole incremento, il quale confermerà il successo della mostra, che avrà anche un’appendice pesarese.
Dal 13 al 15 ottobre, infatti, Palazzo Montani Antaldi del capoluogo marchigiano ospiterà “Simone Cantarini e il suo tempo. Maestri, allievi, seguaci”, convegno internazionale di studi a cura di Anna Maria Ambrosini Massari e Yuri Primarosa – entrambi co-curatori della mostra in corso – che si prefigge di affrontare i molteplici aspetti della produzione di Cantarini e fornire l’occasione per un valido confronto tra i diversi contesti in cui il pittore visse e operò: Pesaro, Bologna e Roma. L’emergere di differenze e analogie nel complesso panorama italiano permetterà di osservare le scelte dell’artista e dei suoi allievi, come pure le tendenze del mercato dell’arte del tempo, che favorì l’ascesa di suoi imitatori e seguaci: maestri ancora poco conosciuti, del calibro di Flaminio Torri e Lorenzo Pasinelli, che traghettarono il magistero del Pesarese nella pittura emiliana del secondo Seicento.
Da segnalare che la prima sessione del convegno, prevista per lunedì 13 al mattino, sarà moderata da Luigi Gallo, Direttore della Galleria Nazionale delle Marche e co-curatore della mostra su Cantarini.
Importante occasione
Nato a Pesaro nel 1612 e scomparso prematuramente nel 1648, in circostanze ancora misteriose, Simone Cantarini – il più grande pittore marchigiano del Seicento – sarà celebrato 28 anni dopo la memorabile mostra organizzata a Bologna da Andrea Emiliani.
L’esposizione che si tiene negli spazi di Palazzo Ducale di Urbino propone al pubblico una selezione altrettanto ricca di opere del Pesarese, il cui corpus pittorico – accresciutosi notevolmente – è stato per l’occasione ulteriormente incrementato da opere inedite provenienti da collezioni pubbliche e private.
Grazie a prestigiosi prestiti da musei italiani ed europei, importanti opere di Cantarini ospitate negli ambienti storici di Palazzo Ducale, recentemente riallestiti, sono accostate per la prima volta a numerosi capolavori del pittore e di maestri a lui contemporanei, al fine di presentare al pubblico l’intera parabola artistica del pittore nel suo contesto.
L’obiettivo della mostra
Il progetto espositivo si pone l’obiettivo di approfondire aspetti ancora poco noti della produzione artistica di Cantarini: la sua prima attività nella terra d’origine, i rapporti con la famiglia Barberini e in particolare con il cardinal legato Antonio Barberini junior, il funzionamento della sua bottega e, in filigrana, il suo rapporto con Guido Reni a Bologna, segnato dal litigio a seguito della Trasfigurazione di nostro Signore commissionata dai Barberini nel 1637 per la chiesa del Forte Urbano a Castelfranco.
Mentre il Montefeltro scompariva dall’orizzonte della storia sotto l’assalto dei Medici prima e di Urbano VIII Barberini dopo, il Pesarese metteva a punto un linguaggio straordinariamente innovativo, frutto della sua formazione marchigiana sotto il segno di Raffaello e Barocci, unita al modello reniano appreso a Bologna tra il 1630 circa e il 1639 e allo studio dell’antico al quale si era dedicato nel biennio romano inquadrato nell’equipe di casa Barberini (1640-1642).
La sua originale sintesi di classicismo e naturalismo, riconducibile al suo ritorno a Bologna a seguito della morte di Guido nel 1642 e alla disfatta dei Barberini segnata dalla guerra di Castro del 1641 e dalla morte del papa nel 1644, chiudeva un’epoca gloriosa, all’insegna di nuovi orizzonti. Il soggiorno romano si presentava infatti come una sorta di ritorno al grande stile dei bolognesi e tornato a Bologna, Simone si dedicò molto all’invenzione e all’elaborazione del progetto. Il suo linguaggio, che diventò vera e propria maniera, non guardava infatti soltanto ai modelli aulici dei campioni urbinati, ma si apriva a ventaglio a stimoli più aggiornati, provenienti da Roma e Bologna.
I temi dell’esposizione
L’esposizione ruota attorno ai seguenti nuclei tematici: il ritratto – per cui secondo Carlo Cesare Malvasia (1678) Cantarini era “provisto di una particolar dote” – (Autoritratto, Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Galleria Corsini; Ritratto di Guido Reni, Bologna, Pinacoteca Nazionale; Ritratto di Eleonora Albani Tomasi, Pesaro, Collezione Banca Intesa Sanpaolo; Ritratto di Antonio Barberini junior, Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini), i temi profani (Allegoria della pittura, Repubblica di San Marino, Collezione Cassa di Risparmio; Ercole e Iole, Roma, Collezione privata; Giudizio di Paride, Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, in deposito presso Urbino, Galleria Nazionale delle Marche) e il rapporto di Cantarini con gli altri maestri del suo tempo, a partire appunto da quello col Reni, che viene mostrato nel percorso espositivo attraverso il confronto con alcune delle produzioni che Simone emulò come il San Girolamo (Parigi, Galerie Canesso), il Davide e Golia (Urbino, Galleria Nazionale delle Marche – donazione Volponi), il San Giuseppe (Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Galleria Corsini) e il San Giovanni Battista (Londra, Dulwich Picture Gallery).
INFO MOSTRA
Simone Cantarini (1612-1648). Un giovane maestro tra Pesaro, Bologna e Roma
a cura di Luigi Gallo, Anna Maria Ambrosini Massari e Yuri Primarosa
Fino al 12.10.2025
Orari: da MA a DO: dalle 8:30 alle 19:15 (chiusura biglietteria ore 18:15); LU chiuso
Ingresso: € 12 intero; € 2 ridotto
Catalogo edito da Officina Libraria
Galleria Nazionale delle Marche
Palazzo Ducale di Urbino
Piazza Rinascimento 13, 61029 Urbino (PU)
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