venerdì 20 giugno alle ore 17.30, presso il Centro Espositivo Antiquarium di Centuripe, tra Enna e Catania, si terrà l’inaugurazione ufficiale della mostra FUTURISMO e FUTURISTI SICILIANI, a cura di Simona Bartolena.
Un evento che accende i riflettori su un capitolo affascinante e ancora poco conosciuto dell’Avanguardia italiana: il Futurismo nato e sviluppatosi in Sicilia.
Il percorso espositivo mette in dialogo i grandi protagonisti del movimento con le opere di artisti siciliani come D’Anna, Rizzo e Corona, e presenta inoltre rari lavori di Fortunato Depero, realizzati sull’isola per committenze locali.
All’inaugurazione interverranno il Ministro della Repubblica Nello Musumeci, l’Assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana Francesco Paolo Scarpinato, il Sindaco di Centuripe Salvatore La Spina e la curatrice Simona Bartolena.

Giulio D’Anna, Sicilia, olio su tela, 1936-37
Il Centro Espositivo Antiquarium di Centuripe, tra Enna e Catania, aprirà al pubblico, domenica 21 giugno 2025, FUTURISMO e FUTURISTI SICILIANI, a cura di Simona Bartolena, una mostra che intende raccontare un capitolo meno conosciuto dell’Avanguardia marinettiana: la presenza e l’evoluzione del Futurismo in Sicilia.
Spesso sottovalutato, il Futurismo siciliano fu invece un fenomeno di grande vigore, capace di trasformare l’isola in un laboratorio di sperimentazione artistica che formò alcune delle menti più brillanti del Novecento. Artisti come Umberto Boccioni mossero i primi passi in Sicilia, e tra il 1927 e il 1929, protagonisti della scuola palermitana, come Pippo Rizzo, conquistarono notorietà sia a livello nazionale che internazionale. Eppure, nonostante le opportunità offerte altrove, molti di loro scelsero di restare, continuando a nutrire la tradizione artistica locale con una sensibilità profondamente radicata nella cultura isolana.
Per il Ministro della Repubblica, Nello Musumeci “Con la mostra sul Futurismo, Centuripe si conferma centro di vivace interesse culturale, capace di accendere un riflettore su una delle più feconde stagioni artistiche dell’Isola. I protagonisti siciliani di quegli anni, ancora ingiustamente poco studiati, hanno lasciato testimonianze di grande valore, alcune delle quali si offriranno all’apprezzamento del pubblico e degli studiosi”.
L’esposizione si propone di riscoprire e valorizzare questo patrimonio poco esplorato, oltre a ripercorrere la storia del Futurismo da punti di vista inconsueti. Accanto ai maestri più celebri, come Balla e Boccioni, verranno presentati autori straordinari quali Giulio D’Anna, Pippo Rizzo e Vittorio Corona, insieme a opere di Fortunato Depero realizzate in Sicilia per committenti locali. Un percorso di circa 40 dipinti, provenienti da prestigiose collezioni italiane e raramente visibili al pubblico, restituirà l’atmosfera vibrante del movimento così come la immaginò Filippo Tommaso Marinetti.
“Siamo orgogliosi di aver contribuito alla conoscenza del futurismo siciliano che rappresenta una delle forme più espressive e al tempo stesso meno conosciute dell’Isola, oltre che raramente fruibile al pubblico” – ha detto l’Assessore dei beni culturali e dell’identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato – “La mostra rappresenta inoltre un valore aggiunto oltre che un volano per la conoscenza e la scoperta delle bellissime aree interne della Sicilia”.
Il ruolo del Futurismo, riconosciuto a livello internazionale come uno dei movimenti più influenti delle avanguardie del primo Novecento, ha alimentato negli anni numerose esposizioni e riflessioni critiche. Rumoroso, dinamico, visionario, il Futurismo ha segnato un momento di frattura radicale nella scena culturale italiana, segnando il passaggio verso la contemporaneità. Un modello da emulare, superare o contestare, ma sempre e comunque da tenere in considerazione nel dibattito artistico.
La maggior parte della storiografia si concentra sugli esordi del movimento: dal 1909, con la pubblicazione del Manifesto del Futurismo su “Le Figaro”, fino alla prematura scomparsa di Boccioni nel 1916. Tuttavia, anche i due decenni successivi risultano cruciali per comprendere l’evoluzione del linguaggio futurista. Questo periodo evidenzia la capacità del movimento di adattarsi e rinnovarsi, distinguendosi dal clima del Ritorno all’ordine che permeò il dopoguerra europeo. Negli anni Trenta il Futurismo, pur marginalizzato dall’arte ufficiale, seppe creare una rete culturale articolata e complessa, tra serate, concerti, spettacoli, mostre, manifesti, riviste e saggi. Una vitalità dirompente che gli permise di diffondersi ben oltre i centri elitari, radicandosi anche nelle periferie e nei piccoli borghi.
«Sorprende la sostanziale emarginazione dalla “grande storia dell’arte” cui la critica ha condannato questa seconda fase del Futurismo» osserva la curatrice Simona Bartolena. «A questa esclusione ha contribuito anche il controverso rapporto con il governo fascista, spesso semplificato o frainteso. Proprio nell’ottica di una sua rivalutazione e di una maggior chiarezza di analisi, con questo percorso desideriamo raccontare soprattutto la seconda fase dell’Avanguardia futurista, quella meno nota, riscoprendone, oltre ai grandi protagonisti, anche alcuni esponenti meno celebri, sorprendenti quanto a personalità e originalità di linguaggio».



