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La parità del talento nell’arte italiana moderna, curata da Massimo Bertozzi a Palazzo Cucchiari di Carrara

da | 21 Giugno 2026

C’è anche un’opera che non si vede da circa 80 anni – il Ritratto sagomato di Amanzia Guerillot – tra le opere che saranno esposte nella mostra Le signore dell’arte. La parità del talento nell’arte italiana moderna, curata da Massimo Bertozzi, che dal 27 giugno al 25 ottobre si terrà a Palazzo Cucchiari di Carrara e che, nella stessa sede, sarà presentata ai media venerdì 26 giugno alle ore 11.30 alla presenza del curatore e di Franca Conti (Presidente della Fondazione Giorgio Conti).

Si tratterà di un interessante sguardo “di genere” che punterà i riflettori su un lato poco noto dell’universo artistico a cavallo tra XIX e XX secolo, ovvero sul “peso” dei rapporti familiari nella formazione e poi nell’affermazione delle artiste italiane, a fronte del cambiamento della loro condizione sociale e artistica tra la metà dell’800 e la metà del ‘900, Attraverso la selezione ragionata di 131 opere – di cui una quindicina tra sculture e altri oggetti – che portano la firma di ben 42 artiste, più tre dipinti di Giacomo Balla e ben quattro opere di Felice Casorati – nelle intenzioni di Bertozzi vi è la volontà di richiamare l’attenzione dei visitatori su quei cento anni durante i quali i cambiamenti si rivelarono drastici, creando l’opportunità per le vere protagoniste della mostra – qui definite le Signore dell’arte, senz’altra specificazione (figlie, mogli o compagne di..) – di dare piena e libera esplicitazione del loro personale innegabile talento.

Per realizzare tutto ciò arriveranno a Palazzo Cucchiari opere da importanti enti prestatori, a iniziare dalla Presidenza della Repubblica, dalla Camera dei deputati, la Banca d’Italia, le Gallerie degli Uffizi di Firenze, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, i Musei Reali di Torino, il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, oltre a numerose gallerie e collezioni pubbliche e private.

Dal Quirinale arriva un dipinto di Giacomo Balla che si intitola Affetti e nel quale – come spiega Bertozzi – «ritrae la moglie e la prima figlia, nella luce rarefatta della cucina, nella loro casa di via Paisiello, mentre la signora Elisa sorveglia la soddisfazione della piccola Luce intenta alla lettura di una lettera. Il dipinto è a tutti gli effetti una replica puntuale dello scomparto centrale di una delle opere più significative del periodo divisionista di Balla: dipinto nel 1910, fu acquistato nel 1914 dalla regina Margherita di Savoia, direttamente nell’atelier del pittore e destinato alla Collezioni del Quirinale, dove si trova ancora oggi». Le “figlie d’arte” Luce ed Elica Balla, saranno, con le loro opere, entrambe tra le protagoniste della mostra. Dalla Camera dei deputati giunge una scultura di Jenny Mucchi, un piccolo bronzo che ritrae Gino Severini; dagli Uffizi arriva la Flora di Giovanni Dupré, in dialogo con il Giotto bambino della figlia Amalia, e l’Autoritratto di Adriana Pincherle: «La pittrice posa davanti al cavalletto, in un momento di pausa: la tavolozza in una mano, l’altra mano su un fianco – spiega ancora il Curatore –. Per il resto la composizione del dipinto non ha una prospettiva ortogonale e tutto, dal portamento della figura al telaio del cavalletto alla scacchiera del pavimento, risulta sghembo e tenuto in equilibrio dall’atteggiamento disinvolto della figura. C’è in effetti nella pittura d’esordio della Pincherle, una presa di distanza dalla classicità novecentesca, e una consonanza con il brioso colorismo della scuola romana, ma soprattutto un accostamento alla pittura post-impressionista francese, per via della piatta bidimensionalità dell’immagine, che si rifà a Matisse, quanto per l’ovale allungato del volto, che non somiglia all’artista, ma sembra rubato a una donna di Modigliani».

Dai Musei Reali di Torino arrivano le opere di due protagoniste della Libera scuola di Pittura di Felice Casorati, Cesarina Guarino e Tina Mennyey. Di particolare rilievo è un’opera, restaurata per l’occasione, che arriva dal Museo della Scienza e Tecnologia di Milano. Si tratta della sagoma dipinta raffigurante il Ritratto della signora Inganni, la pittrice Amanzia Guerillot anch’essa e presente nella mostra con tre opere. L’opera fu realizzata dal marito della donna, il grande vedutista Angelo Inganni, tra il 1856 e il 1859 e ammirata l’ultima volta in pubblico subito dopo la fine della seconda guerra mondiale; poi è rimasta in deposito per circa 80 anni. Adesso è stata restaurata, dotata di un apposito supporto per mantenerla in verticale e dal 27 giugno la si potrà ammirare di nuovo a Palazzo Cucchiari: «Questa effigie a grandezza naturale – spiega Bertozzi – è un raro esempio di ritratto sagomato, realizzato e dipinto in funzione di fermaporta: Angelo Inganni vi raffigurò la seconda moglie Amanzia Guerillot, pittrice milanese di origine francese che era stata sua allieva, modella e amante, ritratta con un mazzo di fiori nell’atto di accogliere gli ospiti nella loro dimora presso la Santissima, un ex monastero sul colle verso Gussago. A un certo punto del loro connubio artistico, oltre che famigliare, i coniugi Inganni si adattarono al mercato realizzando per clienti privati e attività commerciali una varietà di opere decorative: dipinti su vetrate, paraventi, ventagli, cartelle, scatole, carta da lettere, oltre che figure come questa, a grandezza quasi naturale, da collocare nel loro comportamento e nella loro funzione abituale, per scene teatrali, ingressi abitativi e vetrine espositive. In questo caso, si è portati a credere che Amanzia oltre che, come modella, si sia prestata alla realizzazione dell’opera, anche dipingendo il mazzo di fiori che tiene in mano».

 

 

INFO MOSTRA Fondazione Giorgio Conti LE SIGNORE DELL’ARTE. LA PARITÀ DEL TALENTO NELL’ARTE ITALIANA MODERNA A cura di Massimo Bertozzi Dal 27.06.2026 fino a 25.10.2026 Preview per i media VE 26.06.2026 ore 11.30 Palazzo Cucchiari, via Cucchiari 1, Carrara

Orari dal 27.06 fino al 13.09: MA-GI-DO ore 9.30-12.30 e 16-20; VE-SA ore 9.30-12.30 e 16-23 Orari dal 15.09 fino al 25.10: da MA a DO ore 9.30-12.30 e 15-20 Ingresso 12 euro, ridotto 10 euro Tel. +39 0585 72355 info@palazzocucchiari.it www.palazzocucchiari.i

Carla Cavicchini

Carla Cavicchini

Giornalista

Carla Cavicchini è una giornalista free lance che lavora a Firenze, che ha maturato una solida esperienza nel mondo della comunicazione e dell’informazione. Con il suo stile chiaro e diretto, Carla si distingue per la capacità di raccontare le storie più umane e attuali, unendo rigore giornalistico a una spiccata sensibilità narrativa. Nel corso della sua carriera ha collaborato con numerose testate e ha partecipato a eventi e convegni di rilievo, lavorando a stretto contatto con professionisti del settore – tra cui registi e docenti universitari – che le hanno permesso di approfondire tematiche culturali, sociali e artistiche.

Nel suo blog, Carla condivide analisi, interviste e riflessioni che offrono uno sguardo critico e personale sulla realtà contemporanea, mettendo sempre al centro l’importanza di un’informazione etica e responsabile. Grazie a una costante ricerca di aggiornamenti e alla passione per il giornalismo, è riuscita a costruire un percorso professionale riconosciuto per l’attenzione al dettaglio e la capacità di cogliere le sfumature di ogni storia.

Questa esperienza e dedizione la rendono una voce autorevole e apprezzata nel panorama giornalistico, capace di coniugare professionalità e impegno civile a beneficio dei suoi lettori.

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